LA CONCILIAZIONE E' FINITA
LA CONCILIAZIONE E' FINITA
Mario Scaffidi Abbate
Dopo poco più di un anno dalla nascita della nostra rivista, di fronte alla comprovata impossibilità di una conciliazione non solo fra i due opposti schieramenti politici ma anche all’interno di ciascuno di essi, ci vediamo costretti a rinunciare al nostro progetto originario, quello, cioè, di recare un contributo alla realizzazione di una sintesi fra le diverse culture politiche del nostro paese. Meglio curare l’orto di una cultura che privilegia l’arte e la letteratura, piuttosto che impegnarsi nella difficile impresa di ripulire un bosco intricato, pieno di sterpaglie, di serpi e di animali feroci. Di fronte allo spettacolo indecoroso di politici che condiscono i loro discorsi con gl’ingredienti dell’odio, del rancore, dell’insulto e della denigrazione, di fronte alla quotidiana esibizione di facce stravolte dall’ira, di indici alzati e puntati minacciosamente, a dibattiti inconcludenti in cui si discute sempre e soltanto dello stesso argomento, divenuto ormai un chiodo fisso, una cancrena, non ci resta che uscire dalla mischia, limitandoci a qualche sporadica e generica incursione nel campo della politica in generale.
Ma quale conciliazione, quale unità? Gl’Italiani hanno sempre avuto, come lamentava Francesco Crispi, una “coscienza annebbiata dell'unità e della stessa ragion d'essere della patria” e da qui deriva l’“impossibilità di costituire un governo qualsiasi, a causa delle risse fra i partiti e della disgregazione della compagine nazionale”. Siamo un paese senza identità culturale. Nella nostra cultura (letteratura, cinema e televisione) mancano una coscienza nazionale, il sentimento della tradizione e la dimensione epica che si riscontrano nelle opere delle altre nazioni. Perché l’Italia è la patria del tornaconto, del “ritorno”, del do ut des, del “proprio particulare” guicciardiniano, in cui si parla male di tutto, persino del proprio paese. E la cosa assurda è che siccome, in Italia, parlar male del proprio paese paga, nel senso economico della parola, si producono opere scandalistiche (di cui forse al momento il film Draquila è l’esempio più emblematico), magari con la convinzione che non raccontino la verità, ma pur di trarne guadagno s’infanga anche la propria madre. E’ la vergogna delle vergogne. Ed è con cose di questo genere che si invoca la libertà di stampa! Se non si parte da qui nessuna riforma può salvare il nostro paese. Ma nessuno si muove: c’è come un’aria di omertà, e questa è la mafia peggiore.
Con questo numero (il terzo, se si esclude il numero 0) Il Conciliatore nuovo è ancora in fase sperimentale, per cui, non disponendo - a causa dell’attuale situazione politica - di contributi adeguati che possano equilibrarne i contenuti, e per non farlo morire, abbiamo utilizzato articoli messici generosamente a disposizione dagli amici, in attesa e nella speranza che la rivista possa presto allargare i suoi orizzonti con scritti che rispecchino le varie culture e le varie ideologie (sì che non risulti politicamente sbilanciata), trovando così quell’equilibrio che sino ad ora non è stato possibile realizzare.
Autore: Mario Scaffidi Abbate